A pugni chiusi

Di Riccardo Gazzaniga. Un viaggio nell'unico momento della storia in cui sport e politica conversero in un solo tempo e in un solo luogo: Mexico '68, le Olimpiadi che cambiarono il mondo.Illustrazione Mariolina Suglia.

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Non il trionfo ma la lotta


di Riccardo Gazzaniga Le minacce di boicottaggio degli atleti afroamericani e le proteste degli studenti messicani, soffocate nel sangue in Piazza delle Tre Culture, non fermano la macchina olimpica: il 12 ottobre allo Stadio Olimpico di Città del Messico si aprono così i Giochi della XIX Olimpiade. Saranno le Olimpiadi dei record, grazie agli effetti dell'altura, all'innovativo tartan usato per le piste di atletica, e anche al doping. Proprio nel 1968, dopo decenni di sospetti e di episodi drammatici, lo sport si decide a controllare gli atleti per rilevare l'uso di sostanze volte a migliorare le performance. Ma l'unico a farne le spese sarà un pentatleta svedese, reo di aver bevuto una birra di troppo. Solo anni dopo si scoprirà la terribile verità dietro imprese mostruose come quella di Margitta Gummel, tedesca dell'est medaglia d'oro nel getto del peso. Ma saranno soprattutto le Olimpiadi dei pugni chiusi di Smith e Carlos, di cui qui iniziamo a scoprire la lunga strada che li avrebbe portati su quel podio.


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 2018-09-18  39m